Alessandro Urso racconta

Alessandro Urso

Alessandro Urso

Alessandro Urso racconta

Si, Tiziana, sono aulisi puro sangue. La granita alla mandorla poi, da queste parti, è ancora sconosciuta e, per dirla breve, i biscotti di mandorla qui importati non sono “finocchiaro”.
Sono passato parecchie volte per l’Avola canadese diretto in vacanza nella valle dell’Okanagan o Vancouver e non in missione speciale come a dire di Ciccio. Da Edmonton, mia città di residenza (800mila abitanti) ci si arriva imboccando l’autostrada Yellowhead (dal nome del capo indiano Testa Gialla) verso ovest e le Montagne Rocciose. Dopo aver superato il parco nazionale di Jasper e fra una valle e l’altra delle Rocciose ci si dirige verso sud percorrendo l’autostrada n 5 (continuando sulla Yellowhead si andrebbe in Alaska).
A questo punto si è già lasciata la Provincia dell’Alberta e ci si trova nella Provincia della Colombia Britannica. Avola è sita a circa 200 km da quest’incrocio. L’autostrada percorre una valle fra due catene montagnose ed è fiancheggiata da densi boschi. In alcuni punti ricorda i tornanti che da Avola portano ad Avola Antica e costeggiando un versante o l’altro delle montagne arriva a Kamloops, prima cittadina degna di questo titolo (70mila abitanti). Non è raro imbattersi in selvaggina quale, alci, cervi, capre ed orsi (Ciccio direbbe nostri parenti). Continuando sull’autostrada ad un certo punto ci si imbatte su una linea ferroviaria ed il fiume North Tompson e tutti e tre intrecciandosi ed incrociandosi sembrano fare a gara a chi arriva prima ad Avola.
Per me, forse la parte più bella è “arrivare ad Avola”. Vedere scritto sulla segnaletica quel nome tanto amato con i km ancora da percorrere. Ciò immancabilmente ridesta in me tanti ricordi di luoghi, eventi, amici, parenti. E fra un ricordo e l’altro, dietro una curva quasi a gomito, come a voler obbligare il viandante a rallentare, Avola. La curva sembra essere stata posta appositamente perché mantenendo una velocità normale attraversereste Avola senza nemmeno accorgervene.
L’Avola canadese non è la nostra Avola. È un villaggio di circa 500 abitanti. L’attività cittadina si svolge tutta sull’autostrada (circa 300 metri), “a ciazza” come per dire. Ma come nella nostra Avola, anche qui il tutto cambia poco. È più un posto di sosta per turisti ed automezzi di trasporto per far rifornimento e rifocillarsi. Ho avuto l’opportunità di sostare parecchie volte e chiedere dell’origine del nome, ma non sono riuscito a scovare di più di quanto si conosce di già. Si chiamava prima “Stillwater Flats” (Chiazze di acqua stagnante) ed è evidente dalle foto di Sebastiano che in prossimità di Avola il North Tompson deve formare delle chiazze di acqua stagnante. Il North Tompson non è un fiume placido, anzi notevoli a vista d’occhio sono le numerose rapide. Sebastiano ha fatto un eccellente lavoro nello scoprire che il nome era stato cambiato con Avola da un certo “J. McLellan che aveva lieti ricordi” della nostra Avola. Che sia sbarcato ad Avola con le truppe britanniche durante l’invasione? Sarà ancora vivente?
Io ho fatto delle ricerche pure nella biblioteca di Vancouver, ma non mi seppero dir tanto. Mi suggerirono di ricercare la biblioteca di Kamloops. Cosa che purtroppo non ho ancora fatto.
Lasciato Avola con mia moglie Lina e le mie figlie puntualmente a chiedermi se sono rimasto soddisfatto della mia visita, sostiamo alcuni km più a sud forse nell’unica attrazione dell’Avola canadese: un luogo per picnic. È completo con stradine asfaltate, aiuole con fiori, alberi, tavoli, bbq, bagni, docce. È costeggiato anche dal solito North Tompson che qui scorre abbastanza veloce come a voler dire: “anch’io ne ho abbastanza di Avola”.
Nome a parte, l’Avola canadese non è il posto migliore per trascorrerci le vacanze.
Come si chiamerebbero gli abitanti di questa Avola? Forse “avolian”. Nella lingua inglese è uso attaccare la desinenza “-ian” al nome delle città.
Alessandro Urso
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