1943 Le stragi

Le stragi americane e tedesche in Sicilia
dal sito della Libreria Editrice Urso di Avola
oggetto del libro Le altre stragi,
uno dei temi in discussione nell’incontro di Libr’Avola
promosso dal libraio editore Francesco Urso

Tenutasi venerdì 15 maggio 2009
presso il Centro Culturale e Giovanile di Avola
a partire dalle ore 18,00

Presente lo storico Giovanni Bartolone

stragi
Giovanni Bartolone
Le altre stragi
2005, 8°, pagine 196
Euro 15,00acquista

Le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944 Patton in Sicilia(…) Quando gli ‘Alleati” sbarcarono in Sicilia, quelle truppe erano animate dall’odio più feroce nei confronti dei tedeschi, ma anche nei confronti degli italiani e soprattutto del Fascismo.
Accurate ricerche in America e in Sicilia stanno facendo apparire alcune tessere che lasciano già intravedere le linee del grande mosaico dei retroscena dello sbarco.
Già prima di questo sbarco gli uomini della Settima Armata americana al comando del generale George Patton erano stati drogati psichicamente con discorsi e direttive feroci, ma anche materialmente con benzedrina. Patton voleva dei reparti di killers, “perché – diceva – i killers sono immortali”.
Si trattava di una frase rassicurante, una frase che condizionava, con sottile psicologia, la salvezza degli attaccanti alla condizione d’essere killers.
Su questi soldati, inesperti e ossessionati dalle incognite legate all’attacco imminente, costretti a sbarcare in Sicilia ben sapendo di rischiare la vita, ragionevolmente, ma ansiosamente preoccupati per dover essere messi alla prova del fuoco, quella frase ripetuta ed echeggiata ebbe l’effetto di potersi aggrappare all’assicurazione che i killers sarebbero stati immortali.
Moltissimi di loro, se non proprio tutti, erano inesperti d’operazioni belliche, e si abbarbicarono a quella parola “killers”. Così l’oscura paura dell’ignoto rafforzò la loro determinazione alla ferocia, una ferocia corretta ed autorizzata, di cui non ci si sarebbe dovuti vergognare, come garantiva il loro comandante.
Finalmente, dopo oltre sessant’anni, stanno emergendo tante verità scomode, che fanno scandalo. E dobbiamo rilevare che escono fuori dagli archivi molto prima negli USA che non nella vassalla Italia.
Qui da noi soltanto pochi e coraggiosi, infaticabili storici di complemento osano rompere la consegna; gli storici ufficiali non ardiscono compromettere le loro carriere.

Francesco Fatica
nella Prefazione al libro Le altre stragi di Giovanni Bartolone

Avola 1943… Prima
inglesi

Il carretto, la pergola (“preula”, tipica ad Avola) e le tegole non riescono ad annullare, con la loro straordinaria poesia la tragicità del momento, coi soldati italiani buttati lì casualmente…
Avola 2009… Adesso
inglesi

Le macchine sistemate casualmente nel tipico disordine urbano, sostituiscono i cadaveri della foto di sinistra; i colori di discutibile gusto hanno preso il sopravvento su tutto, in ogni senso. Nessuna poesia vien fuori …se non fosse per qualche nuvola, identica ad allora, nel cielo.
(…) Secondo quanto si disse allora, i fucilieri, poco prima, deviando all’altezza della via Venezia, erano penetrati nel cortile a destra nel quale erano stati sistemati gli uffici di un presidio militare. Arresisi i pochi militari rimastivi all’interno, i nemici li fecero uscire ed allineare nella corte e, invece di farli prigionieri secondo la Convenzione di Ginevra, li falciarono tutti.Italico L. Troja in La città di Avola nella seconda guerra mondiale (1940-’45), Avola 1998

 

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