Città fortificata

La città fortificata

di Salvatore Cancemi

(Incisione da V.M. Amico 1756)

Bibliografia consultata: La città esagonale di F.M.Pantano

AVOLA LA CITTA’ FORTIFICATA

Dopo il disastroso terremoto del 1693 che colpì la Val di Noto, numerose città vennero completamente distrutte, alcune furono riedificate in sito, altre (fra queste Avola ) furono ricostruite in altre aree ritenute più sicure, per la protezione degli abitanti ed in particolare modo per un futuro rischio sismico.

Per comprendere meglio ciò che avvenne in quel periodo e sul perché di quelle scelte compiute, occorre fare un breve cenno storico sulla vecchia città di Avola.

Era l’anno 1693 e due scosse telluriche di altissima intensità, distrussero l’antico sito mediovale della città di Avola che sorgeva nei monti iblei sul colle “aquilone”. La città ebbe nel castello – fortezza, la sua principale struttura architettonica e militare. L’attenzione prestata ai castelli di Sicilia era giustificata dalla posizione dell’Isola nel Mediterraneo. La fortificazione della costa prospiciente il Canale di Sicilia, in un programma finalizzato a gestire l’impero nella sua totalità, era stata già imponente con Federico II di Svezia che, nel tratto costiero vicino alle terre africane aveva fondato la città e il castello di Augusta e, negli anni 1232-42, il castello Maniace a Siracusa. Probabilmente fu nell’ambito di questi progetti che si pose la necessità di difendere con il castrum di Avola – il forte di capo Passero si edificherà all’inizio dei Seicento – il litorale a sud di Siracusa.

 

Nell’antica Avola il maniero rimase il principale riferimento urbanistico e socio-economico, in quanto sede amministrativa, giuridica e militare dello Stato di Avola.

Oltre al castello, struttura edilizia rappresentativa del periodo feudale compreso fra il Quattrocento e la fine del Seicento, fu il trappeto delle cannamele, denominato anche “molino di zucchero”.

L’industria saccarifera era alla base dell’economia locale e il trappeto con le piantagioni, garantivano occupazione a centinaia di lavoratori. La città produttrice di zucchero, insieme alla mandorla, aveva un ruolo sociale ed economico importante all’interno del sistema feudale delle città siciliane.

Ma la sera del 9 Gennaio una violenta scossa susseguita da un’altra ancora più violenta dell’11 Gennaio, distrusse 70 città e terre della Val di Noto e Val Demone; ovviamente fra queste la città di Avola.

Nel momento in cui Avola feudale degli Aragona Pignatelli Cortes , viene distrutta, non è stato legalmente riconosciuto il successore della Marchesa d’Avola Giovanna ( muore a Madrid il 7 Maggio 1962), ma al momento della catastrofe, governatore e “secreto” era Giovanni Peralta di Castelvetrano e da poco erano stati eletti i sei responsabili dell’amministrazione dell’Università nelle qualità di sindaco (Olivio Azzolini). Inoltre un deputazione fu subito nominata per dare principio alla costruzione della nuova Avola. Questa attribuzione delle competenze permise di reggere bene l’impatto dei problemi imposti dall’apocalittico sisma e di avviare la fase della ricostruzione. Alla emergenza di controllare atti di sciacallaggio e sospetti di atti illeciti, si contrappose la progettualità.

Per ogni centro che sarà ricostruito si compiranno scelte diverse, dettate dalle caratteristiche di ogni centro feudale, tuttavia alcune scelte saranno omogenee con le dovute diversità, in ordine allo stile architettonico dato agli edifici.

La scelta di Avola di ricostruire altrove è imposta dalla completa distruzione degli edifici. Il terremoto aveva evidenziato i limiti dell’ubicazione dell’edilizia dislocata sui pendii di un suolo calcareo che, per la rigidità della sua struttura molecolare, non poteva opporre resistenza alla violenza delle scosse telluriche. Maggiore elasticità mostrava di possedere invece la sottostante pianura costiera, formata da stratificazioni di terra di riporto. La presenza in pianura di qualche magazzino che resistette al cataclisma, avvalorò tale scelta.

Fu incaricato per la progettazione della nuova città, il gesuita ” Angelo Italia ingegnere” Egli giunto ad Avola all’età di 64 anni aveva operato in varie città della Sicilia, occupandosi di opere d’ingegneria e scultura.

(Palmanova 1593)

 Lo schema esagonale di città fortificata – si ha motivo di pensare che fino agli inizi dell’Ottocento reggesse l’esigenza di difendere le città dagli attacchi esterni dei nemici – all’interno del quale Angelo Italia pose la città di Avola, venne utilizzato in Europa sin dal Cinquecento. In Italia nel centro-nord, più città si fortificarono su tale forma geometrica. Nel 1593 a Palmanova, risolta urbanisticamente con il sistema radiale e nel 1693 l’esagono venne impiegato per progettare contemporaneamente Avola e Occhialà ora Grammichele.

Il 6 Aprile del 1693, viene posta la prima pietra della nuova chiesa Madre; vengono individuati gli spazi riservati agli edifici principali, la costruzione della città è avviata.

Lo spazio andava riempendosi di baracche, che avevano funzioni di chiese, edifici pubblici e case, sostituite poi lentamente negli anni da costruzioni in muratura.

Lontana dall’essere uno schema astratto, Avola con le sue fortificazioni, le cinque grandi piazze e quattro minori, racchiuse all’interno delle quattro porte d’ingresso mette in risalto la funzionalità del sistema esagonale progettato dall’Italia. Infatti rendeva una difesa possibile da eventuali attacchi esterni, ma soprattutto, le grandi piazze assicuravano un riparo facilmente da raggiungere in caso di terremoto: con le sue strade larghe ed edifici bassi, la nuova città aveva assunto un chiaro carattere antisismico rispetto a quella antica, anche in funzione delle migliori caratteristiche di risposta alle onde sismiche, del nuovo terreno di sedime.

La possibilità di ammirare la città come prodotto artistico unitario compensava in parte la mancanza di edifici fastosi: il signore non risiedeva ad Avola, dove a differenza di Noto, abitavano pochi “gentiluomini” capaci di costruirsi “palazzi”.

La nuova scenografia urbana rispondeva alle nuove esigenze di chi, per comodità o prestigio, passeggiava in carrozza. La carrozza rappresentava un piccolo palazzo mobile, costoso, ornato, quasi un palco in movimento, su cui esibirsi, come a teatro, ma soprattutto da cui osservare la vita cittadina.

Rinascimentale era la scenografia urbana, costruita attorno a fughe prospettiche con gli edifici più importanti che gli facevano da fondale. Ad Avola la facciata della chiesa Madre e delle altre chiese si presentano vero l’asse in movimento e non chiudono un prospetto. Infatti nella piazza centrale le strade sfondano il centro da ogni lato, impedendo di collocare la Matrice o un altro edificio importante in posizione centrale dominante. Il caso non può considerarsi un conflitto tra l’urbanistica e l’architetto, perché quest’ultimo non solo progetta la Chiesa Madre ma sarà anche il primo architetto della chiesa. Ritengo che tale scelta sia invece determinata dalla espressa volontà di dare proprio vigore, all’impianto urbanistico della città, facendo passare in secondo piano singolarità architettoniche che avrebbero distratto l’osservatore dalla originalità dell’impianto stesso.

Il contrasto con il caso Noto è illuminante: per la città demaniale, dominata dalla oligarchia nobile locale, per via d’interessi privati veniva presa una decisione sbagliata, quella del malsano sito di pianura. Le lunghe ed estenuanti polemiche sulla scelta servirono, alla fine, solo a ritardare la ricostruzione, perché la maggioranza dei nobili e delle istituzioni religiose continuava a sostenere la scelta iniziale.

Ad Avola il re di Spagna poteva citare nel settembre del 1963 l’esposto del Marchese di Avola, secondo cui “la comunità si è formata come prima, con la sola differenza di essere le case di legno e coperte di tegole” evidenziando a differenza degli altri siti baronali capacità organizzative e l’alacrità degli abitanti.

  SCHEMATISMI STRUTTURALI

  • L’Orientamento: risponde ai dettami delle città Vitruviane, ( La sfera celeste in rapporto al corso del sole ed alla misura del tempo).

La città fu disposta in modo da essere preservata dall’azione dei venti e dalla presenza di corsi d’acqua, al fine d’evitare fenomeni d’inondazioni.

  • Il modulo: Il sistema di moduli viene utilizzato dal frate Italia per progettare il “piano basso” di Noto e per definire gli isolati.

Ad Avola viene utilizzata un’unità di misura di circa mt 100 * 100 (quadrato) con sottomoduli da mt 50 * 50 a chiudere il perimetro della piazza centrale, fatta eccezione per l’area della Chiesa Madre, che ne comprende due ( 50 * 100).

Nell’assegnazione dei siti, si può notare come non risulti esserci stata una predisposizione ad accentrare, intorno alla piazza Maggiore, gli edifici privati dei ceti più elevati. Così come avvenne nell’antica Avola, dove case terrane, solarate e palazzate, convissero in tutti e quattro quartieri della città.

Le case si disposero a schiera lungo i fronti stradali,. La maggior parte di esse, monocellulari, occupò un sito che, generalmente di forma quadrangolare, costituì l’area sulla quale insisterà la casa “terrana” o “solarata”. Corrispose poco o più di mq 42 e costituirà unità di misura.

 Il sistema delle piazze: Le cinque grandi piazze comprese nella ortogonalità degli assi principali e il sistema delle quattro piazze minori ai vertici del grande quadrato.

  • Gli assi stradali: Nella planimetria della nuova città, le strade principali hanno maggiore ampiezza ( 10 mt) rispetto a quelle minori (8 mt). I due assi viari primari, perpendicolari e disposi a croce greca, s’incontrano sulla grande piazza definendo l’epicentro dell’abitato e costituendo il decumano e il cardo. La loro importanza sulla pianta è pari, ma è sul cardo – Strada Cassaro, ora C.so Garibaldi – che s’impianteranno le architetture più rappresentative della città.
  • Il sistema dei cortili: I cortili, per la visione militare con la quale fu concepita la città e per permettere agli abitanti di aggregarsi e difendersi, sono accessibili da un unico ingresso. Per la comunità diventarono luoghi di socializzazione e anche di lavoro nello svolgimento di alcune attività legate alla mandorlicoltura che nell’Ottocento in particolare modo, caratterizzò il territorio.

Al loro ingresso furono spesso eretti eleganti portali, alcuni dei quali ancora sopravvivono. All’interno del modulo, per le sue dimensioni, furono tracciati un sistema di quattro cortili, attorno ai quali furono disposti gli edifici.

  Due Città a confronto: Grammichele e Avola

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