Piccione Giuseppe

L’ingegniere GIUSEPPE PICCIONE 
personaggio autorevole del secondo Ottocento avolese

La seconda metà del secolo scorso fu per la cittadina avolese un periodo di crescita economica, demografica e anche culturale. La popolazione nel 1864 raggiungeva le 11536 anime; gli elettori politici iscritti nelle liste elettorali erano 117. Proprio in questo periodo ci fu un intenso fiorire di uomini illustri che lasciarono profonde impronte nella vita culturale, sociale e politica di allora. Possiamo ricordare Pompeo Interlandi, principe di Bellaprima, filosofo, naturalista e letterato, autore di circa 60 opere, deputato di Avola al parlamento siciliano nel 1848; Canonico Giuseppe Di Maria, benemerito filantropo; Giuseppe Bianca, noto al mondo intero non solo come botanico ma anche come letterato; Vincenzo Perez, autore di poesie (ricordato per l’elogio funebre in occasione della morte di Giuseppe Bianca); Alfredo Perez, studioso, amante dei classici, medico (ricordiamo le ricerche effettuate su un’epidemia di meningite cerebro spinale che allora infierì ad Avola), cultore delle scienze, di modi e pensieri nobilmente elevati e tanti altri che dovrebbero essere giustamente ricordati.

GIUSEPPE PICCIONE 
personaggio autorevole del secondo Ottocento

Giuseppe Piccione nacque ad Avola il primo Ottobre 1866 da una famiglia benestante, intellettuale impegnato, il cui nome deve figurare fra i cittadini avolesi degni di essere ricordati. Dopo aver frequentato l’istituto tecnico di Modica, proseguì gli studi a Catania dove, ventiquattrenne, nel 1890 conseguì il «diploma di laurea», avendo frequentato presso quell’università la facoltà di «Scienze matematiche e fisiche». Completò la formazione professionale a Napoli, dove frequentò la «Scuola di applicazione degli ingegneri» e si laureò il 21 Dicembre 1893 ingegnere civile. A Catania conobbe uomini di impegno culturale e politico della levatura di Luigi Macchi, Di Stefano, Paternò, Forno e Francesco Rizzardi. Insieme a tali illustri personalità del mondo della cultura e della politica, fondò a Catania il «Circolo Democratico Aurelio Saffi». In questo circolo si propugnavano i principi del movimento radicale che qualche secolo prima, nella vecchia Inghilterra, aveva proposto il suffragio universale e che, invece, in questo contesto si riprometteva di migliorare le condizioni di vita della classe operaia.

A Napoli affiancò allo studio l’impegno politico, avendo modo di guadagnare la stima e l’amicizia di uomini come Arturo Labriola, Giovanni Bovio ed Enrico Ferri; con quest’ultimo intrattenne anche una corrispondenza epistolare. La passione per la sua terra e l’attaccamento alla famiglia lo indussero, ancora giovane, a ritornare ad Avola. Anche qui avvertì l’esigenza di impegnarsi fattivamente per il miglioramento delle condizioni economiche e per l’affermazione dei più elementari diritti dei lavoratori: è bene ricordare che a quei tempi il compenso per la mano d’opera era non di rado un piatto di minestra, non esisteva forma di assistenza previdenziale e la disoccupazione si pagava con la fame. Ad Avola fondò nel 1907 la lega dei lavoratori «G. Garibaldi» e la lega «E. Ferri». Portò avanti anche il circolo «G. Dolfi», di cui il padre Girolamo era stato presidente e fondatore. La sua formazione cuturale lo fece aderire, insieme ad altri illustri concittadini dell’epoca come l’avv. Giovanni Romano, il dott. Salvatore Tiralongo, l’ingegnere agrimensore Corrado Suma, il farmacista Salvatore Mazzonello, il professore poeta Alessandro Caia, al «partito giovane» il cui logos riprendeva il trinomio della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fratellanza. A proposito dobbiamo aprire una breve parentesi sui partiti avolesi di allora. Essi potevano essere paragonati alle antiche fazioni di un tempo, quali ad esempio quelle dei guelfi e dei ghibellini, degli angioini e degli aragonesi, dei chiaramonti e dei rossi. Ad Avola erano presenti l’uno contro l’altro il partito vecchio e il partito giovane (quest’ultimo era il partito progressista dell’epoca, al quale si opponeva il partito vecchio) continuazioni delle suddette vecchie fazioni. Di esse avevano sicuramente mantenuto la ferocia; intenso era l’odio e l’astio venutisi a creare fra le due parti; tali sentimenti spesso sfociavano in veri e propri duelli. Un memorabile episodio che movimentò la vita politica è quello riferito dal settimanale politico amministrativo il «Risveglio» che si stampava e si pubblicava ad Avola. Il 29 Giugno 1898 su questo settimanale apparve un articolo dal titolo «Le spacconate del medico condotto», che chiaramente si riferiva al dott. Salvatore Tiralongo, firmato «Tutti». Il 3 Luglio successivo sulla «Sveglia», altro periodico avolese, il Tiralongo sfida a duello il presunto, ma anonimo, autore. Il duello non avrà ovviamente luogo e i padrini dello sfidante, i poeti Alessandro Caia e Nino Martoglio, dichiarano di non avere ragione di insistere oltre nella sfida e dichiarano chiusa la vertenza. Il Piccione fu uno dei più importanti benefattori dell’ospedale di Avola e ancora oggi tutto ciò è ricordato da una lapide all’interno dell’antica struttura sita in piazza Francesco Crispi. Fece parte più volte dell’amministrazione comunale di Avola. Il 2 Agosto del 1908 l’ing. Piccione pubblicò su «La Vedetta», giornale quindicinale, organo del partito popolare, un articolo: «L’avvenire dei partiti in Avola». In questo numero metteva in risalto che sia il Partito Vecchio che quello Nuovo non avevano più nulla da dire, per cui auspicava una maggiore democrazia sociale con pari diritti e doveri. Il titolo era «L’avvenire dei partiti ad Avola». Uno dei primi grandi statisti del secolo passato, il Gladstone, ebbe a dire – questo è il secolo degli operai – e disse bene! – Da Cristo a Marx, il principio di uguaglianza, ch’è il fondamento del principio di libertà, ha sollevato e solleva sempre più la coscienza proletaria.

Dalla Internazionale ai Fasci dei lavoratori, ed alle odierne camere di lavoro è un’attività continua, intensa, poderosa delle classi operaie, intese a liberare il lavoro dall’oppressione del capitale, l’operaio dalla tirannide borghese: – in questa mirabile attività il sentimento delle masse si eleva ed insorge nelle forme letterarie del Rapisardi, del Tolstoj, del Gorki!… il pensiero si sistema, e dalle idee estreme della Lassalle e del Proudon, va sino al programma minimo del socialismo del Bovio, Cavallotti, ed al riformismo turatiano!… la volontà sociale si esplica nelle sue mille manifestazioni, che vanno dalle semplici forme associative (fasci, leghe, camere di lavoro, consorzi, ecc.) ai colossali scioperi, interessanti la vita nazionale, e qualche volta anche a sanguinose rivolte!…

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Questa coscienza, più evoluta nei centri più civili, già comincia ad espandersi in Avola. Qui, in questa bella cittadina, incantevole nel suo bianco aspetto, ove si muove una popolazione virtuosa ed operosa; qui in queste belle contrade, ove fiorisce il mandorlo, il limone, l’arancio e sempre ride il verde dei campi, campi ubertosi e fonte di lavoro e di ricchezza, qui…qui… la coscienza del lavoratore, asservita colla forza dei vecchi pregiudizi sociali e religiosi al padrone, è rimasta gran tempo tetragona al movimento civile mondiale, e, come torre, che mai non crolla, ha resistito al vento di libertà che di fuori ha spirato… e spira tuttodì!…

Due ordini di effetti ne son derivati:

a) una scoraggiante inconsapevolezza, un indifferentismo colpevole nel lavoratore per la vita pubblica; e perciò si è visto il grande elettore barattare, per un compenso egoistico, la sorte delle urne,

b) uno scetticismo incosciente, che, accoppiato ad ignoranza fece apparire come utopia la nuova idea di progresso e di miglioramento sociale, e rese più misionista o più odiante il nuovo: la coscienza operaia!

Questo doppio ordine di effetti, intanto, mentre ci ha messo fuori dal movimento intellettuale e civile contemporaneo… ci ha disonorato!… Mentre ovunque la democrazia porta alla somma delle cose Municipali i Nathan, qui si adora ancora l’idolo di cinquanta anni addietro, don ciccio… e gli stessi nostri eletti, ci hanno bollato d’infamia, di corruzione, e peggio… ci han detto, che noi, come cittadini del regno, a nulla abbiamo diritto dai nostri rappresentanti nazionali… perché… – perché siamo stati pagati!… l’on. Carlo Di Rudinì informi!… Questo insulto non meritato, ma provocato dalla corruzione dei grandi elettori, nostri padroni, ci sferza a sangue! – Operai svegliatevi, il giorno della riscossa è arrivato!…

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Ma… tutto nel mondo è soggetto alla universale legge di evoluzione ed i corpi siano fisici, siano organici, siano sociali più resistenti finiscono col cedere: così avviene in Avola. Le nuove idee ambienti già filtrano nella sua coscienza, e la democrazia sale… sale… e, mentre si organizza nelle sue varie società operaie, scuote le vecchie combriccole cointeressate e rende difficile, anzi impossibile, il ripullulamento delle abbattute.

Si è voluto, ad esempio, ricostituire sulla base delle vecchie idee e cogli antichi elementi, il così detto partito nuovo, sbaragliato per effetto dell’ultima elezione amministrativa; ma… per effetto della nuova coscienza democratica, si sono avuti i fenomeni di un cadavere galvanizzato: si è mosso, ma di vita fittizzia – imponente, invero, a sostenere la lotta nelle recenti elezioni parziali, si compiacque a far comprendere nella lista avversaria, (mediante un concordato senza alcun significato amministrativo) alcuni propri nomi, che privi di vitalità propria, sono stati assorbiti, anima e corpo, dalla maggioranza imperante. Perché? Il partito, così detto, giovane, non risponde più ai nuovi tempi: non ha programma, non ha forma né idealità propria: fondato su’ vecchi sistemi, già decaduti nella coscienza sociale, non trova in sè le forze per ricostituirsi – e si appoggia al partito vecchio, e tende a brillare di luce riflesa. Il partito vecchio, a sua volta, anche esso è acefalo, quantunque abbia alla testa Don Ciccio, perché non ha programma, è fondato sulle antiche coalizioni d’istruzione e sui vecchi pregiudizi amministrativi, trova la sua vitalità nel potere sociale ed economico che ha in mano: municipio, banca, esattoria, ecc. ecc. Vive dunque il vecchio partito, e, può dirsi di vita propria… ma questa non è vita naturale, che trova la sua ragione d’essere nel pensiero, nel sentimento e nella volontà del popolo. Son torrenti di vita fittizia, che potranno venir meno ed esser vinti al primo urto d’una forza cosciente! Questi, il vecchio e il nuovo, sono i due partiti che in Avola rappresentano la vecchia coscienza sociale, in cui il padrone comanda e l’operaio, asservito obbedisce.

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Come liberarcene? – Ecco, anche in Avola, al soffio delle idee nuove, la democrazia sale… sale… e si organizza in varie società operaie (la Marconi, la Enrico Ferri, la Lega dei Carrettieri, ecc. ecc.) ed intanto mira alla conquista del potere amministrativo: imporre alla maggioranza prima un consigliere, poi due, poi tre e così di seguito. E. così…, quando il giorno parrà pericoloso al partito del potere, e quando il partito popolare acquisterà coscienza delle proprie forze… la rottura avverrà e i due contrari si delineeranno l’uno contro l’altro: – dall’una parte avremo la coalizione dei partiti vecchi (che già si accenna col recente concordato) coi loro pregiudizi, coi loro favoritismi, colle loro malversazioni amministrative; e dall’altra la unione dei partiti popolari, colle loro idealità, perfezionate dai nuovi portatori della scienza e dell’economia politica. I due contrari, così, entreranno sul campo della lotta: scenderanno nell’arena del combattimento elettorale, ciascuno con uomini e programmi propri. Allora – forte del proprio diritto, cosciente delle proprie forze – la democrazia organizzata lotterà: lotterà per un avvenire più equo e bello… lotterà per vincere o cadere, sempre gloriosa, avvolta nella sua bandiera, al raggio splendente del suo ideale!

L’esito della lotta, qualunque esso sia, sarà sempre, per la democrazia soddisfacente: vittoriosa nella maggioranza, tenderà all’attuazione del suo programma; vittoriosa nella minoranza, razionalmente combatterà per il pubblico bene; vinta nella minoranza, sempre superba della sua nobile missione, agiterà fuori – nel paese – il suo vessillo, dove è scritto avanti!

Vittoriosa o vinta, sulla piazza od al potere, uno sarà il fine: la salute pubblica; ed uno il mezzo: la forza derivante dal proprio diritto!

Pei partiti popolari, quindi, non colpevoli transazioni o vigliacchi tentennamenti: il potere non li ammalia!… l’onestà li sospinge!… il bene pubblico li guida!…

Il 20 Settembre 1911, per sua iniziativa, venne posta all’ingresso del palazzo municipale una lapide commemorativa di Giuseppe Garibaldi; a inaugurarla l’ing. Piccione volle che fosse il vecchio amico Gigi Macchi, al quale rivolse un caloroso saluto, ricordando, a vent’anni di distanza, il vecchio consocio del circolo «Aurelio Saffi», «ben mutato di pelo ma non d’idee». Altro impegno prodigò Giuseppe Piccione nella loggia massonica di «Avola Iblea», della quale fu Venerabile dal 1911 al 1914. Operò nel campo dell’edilizia pubblica e privata. Nel 1903 partecipò alla revisione dell’acquedotto comunale di Avola, assumendone poi la direzione dei lavori insieme all’ingegnere Vaccarisi; nello Villa Mimmastesso periodo diresse i lavori dell’acquedotto di Noto e, vista la sua grande esperienza e abilità, gli furono affidati, sempre insieme all’ingegnere Vaccarisi, i lavori di altri acquedotti della provincia. Collaudò i lavori del nuovo mercato progettato dal defunto ingegnere Salvatore Rizza, costruito da Sebastiano Vinci con l’assistenza del perito agrimensore Corrado Suma e dall’ingegnere Carlo Loreto. Introdusse ad Avola lo stile «Liberty». Sebbene in misura ridotta Avola esprime esempi del nuovo stile che venne formandosi in Inghilterra tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo e che trovò terra fertile anche in altre nazioni e coinvolse tutte le arti inclusa la musica. qui da noi il «Liberty» trovò maestranze che seppero dare una vera interpretazione di questo «New Style». Da non dimenticare la plasticità della materia prima, il calcare «marnoso» di cui i monti Iblei sono ricchi poiché costituiscono la sua formazione geologica. Alcuni esempi di questo stile si devono a lui, come i palazzi Marino in Piazza Umberto I, 23, Grande in via Milano 14, Villa Mimma, strada per Tangi. Il 28 Luglio 1898 la giunta provinciale nominava l’ing. Piccione direttore dei lavori della strada comunale Avola-Manchisi. Per alcuni anni fu insegnante di matematica e fisica presso la scuola tecnica della città intitolata a Giuseppe Bianca. L’amministrazione comunale lo incaricò di redigere un progetto tecnico per un edificio scolastico, qualche anno prima della sua improvvisa e prematura morte. Si sa che il progetto fu attuato, ma i disegni sono andati perduti. L’amministrazione comunale alla morte del Piccione ritenne opportuno affidare il progetto ad altri e per cautelarsi da eventuali richieste di indennizzo da parte degli eredi diffidò quest’ultimi a presentare entro il termine improrogabile del 31 Marzo 1928 il progetto, pena scadenza dell’incarico.

L’intimazione porta la data del 20 Febbraio 1920.

Morto nel 1918, in sua memoria, la sorella Giovanna, stimata e non dimenticata insegnante elementare in Avola, istituì una borsa di studio intitolata «Ingegnere Giuseppe Piccione» che ancora oggi premia gli studenti più meritevoli dell’istituto «L. Capuana» di Avola.

di Corrado Piccione
[Libreria Editrice Urso Avola]

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